Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Capitolo 1 – Briciole di gloria
Sono passati due anni da quella gara.
Due anni da quel rettilineo infinito, dove tutto si era compiuto,
e forse anche concluso. Ma il tempo non ha cancellato nulla.
Nel capanno rosso, tra l’odore di ferro e olio bruciato, i ricordi non se ne sono mai andati. Alle pareti, le foto incorniciate raccontano più di mille parole: l’E36 al centro, tutta la squadra Squerciatombini attorno. C’è Nikos con lo sguardo fiero, Mario Motorsport che sorride come un ragazzino, e Giulia che alza la coppa appena vinta. Il giro più veloce della giornata con il titolo Fast Lap portava il nome di Alex.
Una foto, più grande delle altre, domina il muro sopra il banco da lavoro. L’ha fatta stampare Lele in misura da poster. Dice sempre che, quando la guarda, gli sembra di sentire ancora il motore urlare nel vento.
Max arriva al capanno due sere a settimana.
Lele lo aspetta con la moka gia pronta, le tazze sbeccate e due sgabelli di legno sistemati l’uno accanto all’altro. È il loro briefing serale, come lo chiamano per scherzo, parlano di tutto, ma soprattutto di quell’anno, che a ripensarci adesso pare una maratona di emozioni forti, difficili da replicare.
Ricordi marchiati sulla pelle.
E nell’anima.
A milleduecento chilometri di distanza, in Grecia, c’è il terzo uomo di quella storia.
Il pilota designato. Alex.
Quando hanno caricato l’E36 sulla nave, lui l’ha seguita con il primo volo per la Grecia, insieme a Katerina. Da allora non è piu tornato. Forse perché, tra il mare e le colline d’agrumi, ha trovato la serenità che non sapeva di cercare. O forse perché, in quell’angelo di ragazza che lo aveva curato, aveva finalmente trovato casa.
Capitolo 2 - La scommessa al porto
Trent'anni prima...
L’aria di Gythio sapeva di sale e di fritto quella sera.
Le barche dei pescatori oscillavano pigre, e dal molo arrivava l’odore dolciastro del gasolio mescolato al mare. Nikos era seduto a un tavolo traballante fuori da una taverna, con una bottiglia di ouzo a metà e un mazzo di carte consunto.
Jack Sullivan aveva la camicia sbottonata sul petto abbronzato e un sorriso largo da uomo che non ha mai perso nulla davvero. Sua moglie, una bionda magra e silenziosa, guardava il porto come se aspettasse un traghetto per tornare a casa.
« One more hand, farmer? » disse Jack, mescolando le carte con dita abituate a un volante più che a un mazzo.
« Last one, » rispose Nikos, senza alzare lo sguardo.
Giocavano a “Tiri Tiri”, un gioco vecchio, imparato da Nikos da ragazzo nelle sere d’inverno, quando l’unica cosa che scaldava erano le risate e il vino.
Le carte scivolavano sul legno, i bicchieri tintinnavano, e il mare, dietro di loro, sembrava trattenere il fiato.
Jack bluffava. Nikos lo sapeva: lo vedeva nel modo in cui tamburellava il dito sull’etichetta della bottiglia, come se stesse cercando la marcia giusta per uscire da una curva.
« Call, » disse Nikos, gettando le carte.
Jack lo guardò, poi sorrise, scoprendo il suo gioco perdente.
« Well, shit.»
Ci fu un attimo di silenzio, poi l’americano rise, una risata piena e sonora, di quelle che sciolgono ogni distanza.
«You win, my friend. I owe you something special.»
Nikos scrollò le spalle.
« Keep your money, Jack. Was just a game.»
Ma Jack scosse il capo, serio.
« Not money. Something better. You’ll see.»
Due mesi dopo, una mattina, un camion arrivò da Patrasso con una cassa enorme coperta da un telone cerato.
Nikos tolse i legacci, e davanti a lui apparve una Nascar rossa e bianca, con il numero 43 sulla fiancata e ancora l’odore d’asfalto addosso. Sul sedile, piegata con cura, una lettera:
A man who grows fruit this good deserves to feel horsepower.
continua...